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Istituto Italiano "Max Lüscher"
P.zza De Gasperi, 41 - 35131 Padova

Presidente onorario: Prof. Max Lüscher
Presidente: Prof. Marilla Malugani
Direttore Didattico: Dott. Nevio Del Longo
Collaboratore/Docente: Dott. Alessandro Vegliach
Segretario Tesoriere: Ing. Andrea La Bella

IL PROF. MAX LÜSCHER

Max Lüscher nacque il 9 Settembre 1923 a Basilea, la più antica città universitaria svizzera. A 14 anni lesse le raccolte delle lezioni ed iniziò lo studio delle opere di S.Freud, in particolare L'interpretazione dei sogni. Successivamente si dedicò all'apprendimento di tutti gli scritti sulla fisiognomica, da Aristotele fino ai giorni nostri, che poté trovare nella Biblioteca Universitaria.
A sedici anni (1939) elaborò un metodo per definire la condizione psichica che causa la contrazione dei singoli muscoli facciali, sviluppando una propria sistematica psicologica; questo studio dà origine alle prime due dimensioni della sua odierna Psicologia Regolativa: "direttivo - ricettiva", e "costante - variabile". Già da allora, Lüscher, s'impegna ad usare concetti e categorie logiche e psichiche del tutto originali e non riconducibili né al linguaggio "psicologico - corporeo" di Freud (orale, anale, fallico) né a quello "psicologico - spaziale" di C.G. Jung (introversione ed estroversione).

Nel periodo dal 1938 al 1941 Max Lüscher studiò anche la grafologia di Ludwig Klages, utilizzando la sua concezione teorica sul carattere al fine di poter completare ed affinare il proprio impianto teorico. Si rese conto, dopo molti tentativi falliti, che ogni volta trovava la soluzione giusta non formando delle categorie a partire da osservazioni empiriche, ma piuttosto utilizzando le categorie logiche del pensiero.
In tal modo capì che noi, anche senza esserne coscienti, applichiamo le categorie del nostro pensiero ai fenomeni, e che egli avrebbe dovuto in primo luogo riconoscere e capire le categorie del sistema di pensiero, per poterle impiegare come metodo di ricerca, utilizzando d'altra parte, senza pregiudizi, un metodo fenomenologico. Per decenni si sforzò di trovare i termini psico-logici migliori e più precisi possibile per le categorie della sua Psicologia Regolativa ; sapeva che questi, al contrario della consueta terminologia psicoanalitica, non dovevano essere, in nessun caso, né spaziali né temporali. Proprio in questo periodo, all'età di 16 anni, poté frequentare, con un permesso speciale, lezioni e seminari di psicologia e filosofia all'università di Basilea.

All'età di 18 anni, da studente, apprese il noto test del suo connazionale Hermann Rorschach, ed elaborò un metodo che permetteva di valutare, con questo stesso test, la logica del pensiero. Il professor Probst, psicologo scolastico, che insegnava il test di Rorschach all'università, gli permise di assentarsi da scuola, affinché potesse mettere per iscritto questo nuovo metodo; egli si augurava, allo stesso tempo, che Max Lüscher portasse avanti gli studi sulla diagnostica dei colori elaborata per il test di Rorschach.
Questo desiderio determinò il destino di Max Lüscher. Il suo interesse principale, allora, non era rivolto né al test, né ai colori, ma alla comprensione della struttura psichica dell'uomo, e anche la psicologia dei colori lo interessava da principio solo in relazione al test di Rorschach. Ma poiché inizialmente non riusciva a risolvere questo compito, vi si applicò ostinatamente nell'intento di venirne a capo.
Al contrario di altri, egli riconobbe che la percezione sensoriale dei colori è obiettiva e universale, ma la simpatia verso i colori è soggettiva, e perciò la condizione soggettiva e psicosomatica può essere valutata obiettivamente con il test cromatico.

Il professor John Stähelin, direttore del reparto di psichiatria, permise (1941) allo studente Max Lüscher l'accesso illimitato ai pazienti e alle loro anamnesi. In questo modo egli poté, per sei anni, applicare sin dall'inizio, esaminandola a fondo e sviluppandola, la sua diagnostica dei colori ai pazienti, e a particolari scolari di alcune classi prese in osservazione. Fu un caso fortunato che Karl Miescher, direttore generale della Ciba, allora la maggiore industria chimica di Basilea, fosse personalmente interessato alla psicologia dei colori: egli mise a disposizione di Lüscher, durante i cinque anni dell'elaborazione degli specifici colori del test, un laboratorio, materiali e personale ausiliario.

Dal 1941 al 1946 Lüscher tentò di trovare, tra circa 4500 tonalità di colore su diversi materiali (carta, metallo, legno, pellicola, seta, lana) i colori che corrispondessero esattamente al suo sistema psicologico. Dall'età di 22 sino a 24 anni (1945-1947) diresse autonomamente, da studente universitario, la valutazione psicodiagnostica del personale all'Istituto di Psicologia Applicata di Basilea. Questo lavoro gli diede modo di verificare che la diagnostica dei colori non soltanto era più semplice e veloce, ma permetteva anche di ottenere risultati più differenziati e sostanziali rispetto ai test utilizzati fino ad allora. Nel 1947, all'età di 23 anni, Max Lüscher illustrò la sua diagnostica dei colori al Congresso mondiale di psicologia di Losanna, il primo dopo la seconda guerra mondiale. In tal modo il suo test cromatico divenne internazionalmente noto, e la sua teoria venne pubblicata nella raccolta degli atti del congresso La Diagnostique du Caractère (Presses Universitaires, Paris 1949), cosa che gli permise di insegnarla, nel 1949 e nel 1950, al dipartimento di psicologia della Sorbona, e al Ministero del lavoro di Parigi.

Già da studente (1947), Max Lüscher venne eletto nel consiglio amministrativo della Società di Filosofia. In sede di laurea (1949), i professori di psichiatria, psicologia e filosofia valutarono l'opera psicologica della diagnostica dei colori con summa cum laude, dichiarando nell'encomio che sarebbe entrata a far parte della storia della psicologia. In conseguenza di ciò (1949) venne scelto dall'Istituto antropologico svizzero che avrebbe finanziato per tre anni il mantenimento dei futuri docenti universitari di filosofia. In questo stesso periodo, e nei successivi tre anni, Max Lüscher tenne lezioni nell'aula sempre sovraffollata dell'università di Basilea ; nello stesso tempo, esercitava in uno studio psicoterapeutico, utilizzando soprattutto la tecnica dell'interpretazione dei sogni appresa a Parigi.

Grazie ad una descrizione della sua psicologia dei colori apparsa in una rivista svizzera, nel 1952 Max Lüscher venne assunto come consulente dal più grande gruppo tedesco di imprese giornalistiche, ad Amburgo. Qui egli intrattenne, tra l'altro, rapporti di consulenza pluriennali con la più grande agenzia pubblicitaria del mondo e con le maggiori industrie tedesche, che gli permisero di estendere la diagnostica dei colori a ricerche statistiche progettate su larga scala, secondo punti di vista demografici e culturali. Nell'anno 1953, mentre soggiornava per due settimane in un albergo di montagna per riprendersi da un'operazione ai reni, riuscì a compiere il più importante progresso nel concetto della sua Psicologia Regolativa : ampliò il sistema, fino ad allora bidimensionale, facendolo diventare quadridimensionale, e lo rappresentò con il modello di un cubo (in realtà una sfera).

Il suo test degli otto colori fu a lungo un Best-seller, sia negli Stati Uniti (dal 1969), che in Germania (dal 1971), e venne tradotto in 29 lingue.
Max Lüscher ha tenuto lezioni in numerose università dell'Europa occidentale e orientale ; negli Stati Uniti, alla Medical School e al dipartimento di psicologia dell'università di Yale (1980) ; nelle università di Santiago del Cile, e Melbourne in Australia (scelta dei colori e criminologia), Cagliari (scelta dei colori e tossicodipendenza) e a la Clinica Gemelli di Roma (scelta dei colori e cancro). Poiché la Diagnostica dei Colori Lüscher è basata sulle categorie sistemiche logicamente definite della Psicologia Regolativa da lui sviluppata, ed è perciò un sistema globale, gli fu possibile definire, per la prima volta, una strategia terapeutica derivata logicamente dalla diagnosi strutturale obiettiva, che poté applicare sia a mezzi psichici, sia, con l'aiuto di medici specialisti, a terapie agenti sul sistema neurovegetativo, ad esempio per individuare lo psicofarmaco adatto o, grazie alle competenze del Dott. Bruno Weber, il rimedio omeopatico più idoneo.

Negli ultimi decenni Max Lüscher ha applicato la sua Psicologia Regolativa, oltre che ai colori, anche ad altri ambiti emozionali : alla definizione obiettiva e universalmente valida di simboli emozionali, ad esempio nei sogni e nelle raffigurazioni, oppure ai movimenti e alle posizioni del corpo, alle funzionalità orali, alle nozioni temporali, alle ideologie, all'impostazione cromatica, formale e progettistica nella grafica, nell'architettura e nella pubblicità.

Le interpretazioni psicologiche sono state delineate nelle tabelle della Diagnostica dei Colori Lüscher, e in parte anche nella sua opera principale: "Das Harmoniegesetz in uns," (7. Auflage).; "La legge dell'armonia in noi" (Armando Editore, Roma 1994). Molti suoi libri, come Segnali della personalità ("Signale der Persönlichkeit", ECON-Verlag, München), "L'uomo dai quattro colori" (Astrolabio, Roma), ("Der 4-Farben-Mensch" Goldmann Verlag, Bertelsmann, München), sono Best-seller, e hanno avuto, nel corso di tre decenni, diverse ristampe. Il suo ultimo libro "I colori dell'amore" (red. Como) ("Die Farben der Liebe", Herbig, München 1995 o "Konfliktfreie Liebe" Lübbe, Bergisch Gladbach 1997) è stato tradotto sino ad ora in 11 lingue.


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