Indirizzo metodologico e teorico-culturale attuale
La nostra scelta ad operare nell'ambito delle Psicoterapie Brevi deriva
sia dalla convinzione dell'efficacia e validità di queste modalità
terapeutiche, confermata dagli esiti di numerose indagini scientifiche
e sperimentazioni cliniche svolte tanto in America quanto in Europa
ad opera di studiosi quali D. Malan ( 1962 ), P. Sifneos (1972 ),
R. L. Wolberg ( 1967 ), L. Small, Bellak, H. Davanloo ( 1978 ) ed
altri; sia dal fatto che riteniamo che la Psicoterapia Breve abbia
saputo porsi come valida risposta alle richieste di cambiamento derivate
dalla trasformazione della realtà socioculturale. È un dato ormai
assodato l'aumento delle richieste di Psicoterapia da parte di larghi
strati sociali per cui la modalità breve della Psicoterapia sembra,
meglio di altre, venire incontro alle esigenze della società attuale
e delle strutture pubbliche.
Riteniamo necessario, anzitutto, precisare che sotto l'etichetta di
Psicoterapia Breve debbano comprendersi solo quelle forme di Psicoterapia
che all'opposto del trattamento psicoanalitico tradizionale sono di
breve durata. Breve è il contrario di lungo, di prolungato, di interminabile.
Breve non equivale ad abbreviazione e quindi non possiamo annoverare
tra le Psicoterapie Brevi i tentativi di accorciare la durata della
Psicoanalisi classica. La Psicoterapia Breve è definita tale non tanto
per la limitazione cronologica che la differenzia principalmente dalla
Psicoanalisi, ma soprattutto per alcuni requisiti specifici che la
caratterizzano: la brevità è proprio la diretta conseguenza dell'applicazione
di tali fattori.
Le Psicoterapie Brevi (PB) nascono all'interno del movimento Psicoanalitico
nel momento in cui l'evoluzione della Teoria Psicoanalitica provocava
importanti modificazioni tecniche, ossia quando Freud, abbandonato
il metodo catartico, si rivolse all'analisi delle resistenze e dei
meccanismi di difesa considerata la causa principale del prolungamento
dei trattamenti. Siamo nel 1920 e all'interno del movimento psicoanalitico
sorgono quei primi tentativi di abbreviare la cura che saranno all'origine
della Psicoterapia Dinamica Breve (PDB). Il primo di questi risale
al 1918 con S. Ferenczi e O. Rank e prosegue negli anni 40 con Alexander
e French ai quali va riconosciuto il merito di avere definito i principi
di base che permisero di elaborare metodi psicoterapeutici brevi e
di avere anticipato la definizione degli aspetti che ancora oggi caratterizzano
la PDB : cioè la limitazione del numero delle sedute; l'atteggiamento
attivo del terapeuta volto a ridurre al minimo i fenomeni di passività
e di regressione del paziente; la deliberata rinuncia ad analizzare
tutto il materiale del paziente ( Attenzione Selettiva ); la formulazione
del progetto terapeutico; l'impiego di interpretazioni di transfert
durante tutto il corso del trattamento al fine di non alimentare la
nevrosi di transfert.
Nel corso degli anni le PB derivate dalla teoria Psicoanalitica
sono andate sempre più precisandosi sia nel metodo sia nella chiarificazione
teorica e si presentano oggi come interventi strutturati che costituiscono
processi unitari, autonomi caratterizzati dall'attività del terapeuta,
dalla focalizzazione, dalla limitazione delle sedute. La PDB si
è data una sua fisionomia ben precisa che la specifica e la qualifica
nei confronti di altri tipi di trattamento, e la contraddistingua
dalla psicoanalisi conferendole dignità scientifica e rendendola
oggetto di scelta alternativa e paritetica.
Il concetto di "brevità" non va inteso in senso puramente temporale,
cioè costretto in limiti ben definiti; una Terapia "breve" è tale
in quanto anziché considerare l'universo psichico del paziente,
si pone quale intervento focalizzato.
È appunto il concetto di "Focus", introdotto da Balint, a caratterizzare
un tale modo di procedere nel senso che l'interesse dei due soggetti
del rapporto viene specificatamente diretto all'area problematica
centrale presentata dal paziente. Questa delimitazione del campo
comporta automaticamente anche una delimitazione del tempo terapeutico.
Quest'ultimo trova nei diversi Autori varie risposte. Si va dalle
8/10 sedute proposte da Bellak e Small, alle 12 di J. Mann, alle
15 di Malan, oppure non viene fatto alcun cenno né alla durata minima
né a quella massima, come per esempio da parte di Marloo o Wolter
o Sifneos, che ritiene che la durata dipenda dal tempo necessario
per quel paziente per affrontare e superare il Focus.
Non esiste quindi un criterio generale ed univoco per stabilire
a priori il tempo terapeutico che, come abbiamo visto, ciascun Autore
definisce in base a criteri personali, alla situazione da affrontare,
alla complessità del focus. La "brevità è anche in relazione ad
diverso atteggiamento del terapeuta : attivo in questo contesto,
passivo in quello senza limitazione temporale.
Per quanto ogni Autore realizzi trattamenti di durata diversa e
si riferisca ad obiettivi particolari, sono stati individuati elementi
comuni alle varie modalità d'intervento che si riferiscono ai requisiti
che deve possedere il paziente; all'atteggiamento attivo del terapeuta;
al processo terapeutico che si caratterizza non solo per la disposizione
faccia a faccia ma soprattutto per l'individuazione, il più immediata
possibile, del nucleo centrale del disagio psichico del soggetto,
cioè del Focus, inteso come la risultante di una ipotesi psicodinamica
di base che riassuma la maggior parte dei conflitti intrapsichici
del paziente. A tal fine vengono utilizzate tecniche adatte a selezionare
e delimitare accuratamente le aree conflittuali sulle quali intervenire
per poter provocare in tempi brevi una loro positiva modificazione
che promuoverà un cambiamento della personalità nel suo insieme,
pur se l'intervento terapeutico si è rivolto solo ad alcuni aspetti
di essa.
Secondo questo approccio teorico della nostra scuola che assume
il Metodo di P. Sifneos acquista particolare rilievo l'approfondimento
dei criteri di valutazione e selezione dei pazienti, la specifica
idoneità di questi ultimi rispetto ad una certa tecnica è un requisito
fondamentale per una sua applicazione. La selezione accurata dei
pazienti costituisce un momento particolarmente delicato e importante
per la PB ed un elemento essenziale della S.T.A.P.P. (Short - Term
Anxiety Provocking Psychotherapy - Psicoterapia a Breve Termine
Ansia Provocante ) che P. Sifneos sviluppò circa 40 anni fa. Infatti
una valutazione completa e approfondita è di fondamentale importanza
per capire la natura delle difficoltà del paziente e nel decidere
il tipo di Terapia da intraprendere. Sifneos a questo proposito
stabilisce 5 criteri di selezione di base unitamente ad altri sottocriteri
per la valutazione del livello di motivazione del paziente.
Se al paziente sono richieste alcune caratteristiche tali da potersi
mettere in discussione con una certa rapidità, ( così una discreta
forza dell'Io, la comprensione dell'origine psicologica dei suoi
disturbi, una certa capacità introspettiva ), non meno importanti
risultano essere le caratteristiche di personalità del terapeuta
che deve possedere oltre ad una viva capacità intuitiva, ad una
larga disponibilità alla comprensione e all'aiuto, ad una approfondita
conoscenza della Psicodinamica, anche una notevole padronanza di
tecniche alternative d'intervento come proposto dalla Psicoterapia
Eclettica Breve di R. L. Wolberg.
Nell'ambito del Corso Quadriennale l'allievo avrà la possibilità
di imparare a condurre correttamente colloqui col vis à vis di apprendere
efficaci e valide tecniche d'intervento, coerenti con il modello
teorico, e quel che più conta acquisirà la capacità di saperle flessibilmente
e adeguatamente applicare alle esigenze di ogni singolo caso. Come
il Training Autogeno di base (i 6 esercizi somatici ) e il Ciclo
Superiore o "analiticamente orientato"; l'Oniroterapia e l'Ipnosi,
che l'allievo potrà personalmente sperimentare sotto la guida e
supervisione del docente.
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